Giampaolo Lo Conte al San Petersburg International Forum 2015

StPetersburgInternationalEconomicForum2015Si è concluso da poche settimane il Forum Economico di San Pietroburgo (San Petersburg International Forum – SPIEF), evento nato nel 1997 con l’intento di far incontrare leader politici, governatori, investitori, rappresentanti dei mass-media e i più grandi manager delle super aziende russe e straniere. A migliaia, ogni anno, partecipano al Forum di San Pietropurgo, non solo per presiedere meeting e conferenze stampa, ma anche per stringere accordi non da poco: si pensi che nel 2013 sono stati siglati 273 miliardi di dollari di accordi tra i partecipanti. Il business italiano non viene meno dal mettersi in luce e dal partecipare al cambiamento dell’economia globale.

L’Europa non è più il centro del mondo, adesso i grandi affari si sviluppano anche in Russia e in Asia – dice Giampaolo Lo Conte, imprenditore e trader internazionale, in una intervista rilasciataci nel suo studio di Roma. “Non è la prima volta che vengo al Forum Economico di San Pietroburgo, quest’anno, però, c’era una particolare attenzione per gli economisti di tutti i Paesi da parte della Russia”. E infatti, il padrone di casa Vladimir Putin si è rivolto ai suoi ospiti (americani, europei ed asiatici su tutti) ricordando come la Russia fosse “aperta ai vostri business”. “E’ vero – continua Giampaolo Lo Contela Russia viene da un breve periodo di crisi economica, nella quale ha incassato anche delle sanzioni e sono state stabilite delle importanti decisioni in termini di politica economica per il Paese”.

L’Italia, come storico partner politico ed economico della Russia, in questi anni ha avuto un ruolo decisivo per la costruzione di nuove dinamicità di rapporti. A ricordarlo è anche l’ambasciatore russo in Italia Sergey Rasov: “Basti ricordare che è stato proprio il vostro Paese ad avanzare la proposta di creare il Consiglio Russia-Nato. Roma ha sempre apportato un contributo significativo allo sviluppo del dialogo tra Russia e Ue”, e questi anni, nonostante le tante difficoltà bilaterali, l’ordine delle cose non è cambiato. Non più di tanto.