Una specie piuttosto egocentrica

Una specie piuttosto egocentrica

Chiara Barbieri, Nico Radi e Alessandro Riga (Dottorato in “Biodiversità ed Evoluzione”)

La nostra specie ha una spiccata tendenza a porsi come punto di riferimento quando studia il mondo. In un tentativo fallace di tirarci fuori da questa situazione è stato coniato il termine Antropocentrismo, ma, nonostante ciò, abbiamo continuato a porci sempre le stesse domande egocentriche che ci ponevamo già da qualche migliaio di anni.

L’Antropologia è l’espressione massima dell’interesse dell’Uomo per l’Uomo, come specie animale, forse un po’ speciale.
Come ci caratterizziamo rispetto alle altre specie? Cosa ci distingue quali Homo sapiens? Come ci siamo evoluti, alla luce delle moderne teorie biologiche ed ecologiche?

Questa scienza con cui studiamo noi stessi è al centro del dibattito filosofico e scientifico più vivo dei giorni nostri. E non è un caso che, in quest’ultimo decennio, le più grandi scoperte nel campo dell’evoluzione siano state fatte proprio in Antropologia, dal sequenziamento del genoma umano (3,2 miliardi di paia basi nucleotidiche: il nostro codice di informazione contenente la descrizione del colore dei nostri occhi fino al funzionamento dei nostri organi) al rinvenimento di resti fossili che ribaltano la conoscenza del nostro passato evolutivo, come l’Homo floresiensis (detto “Lo Hobbit”) in Indonesia, datato 13 mila anni fa: cosa ci faceva un ominide alto 1,20 m e con caratteri più simili a quelli di uno scimpanzè in un periodo così recente, quando si pensava che la nostra specie fosse l’unico ominide sul pianeta? Per non parlare dell’Ardipithecus ramidus, altra celebre specie recentemente resa pubblica: resti scheletrici datati 4,5 milioni di anni fa per uno dei bipedi più antichi mai scoperti. Infine, quando gli studi sul DNA incontrano gli studi archeologici, si arriva a risultati che pochi anni fa sarebbero stati definiti fantascienza: il sequenziamento del genoma dell’Uomo di Neandertal è una scoperta dall’impatto rivoluzionario per lo studio dell’evoluzione della nostra specie.

Le prossime questioni da affrontare fanno leva sempre di più sull’interazione di diverse discipline – genetica, biologia dello sviluppo, primatologia, ecologia, etologia, linguistica, sociologia, archeologia, paleontologia, fino alla robotica e alla filosofia. Si cerca infatti di spiegare l’influenza della componente culturale e ambientale sull’evoluzione genetica; oppure, attraverso la biologia dello sviluppo, come le specie fossili del nostro albero evolutivo si siano differenziate; infine, ancora, deve essere esplorato il confine tra linguaggio, mente e cultura in una prospettiva evolutiva. Dall’Antropologia può venire quindi un messaggio importante per la società: punti di vista diversi (come ad esempio accade oggi nelle nostre società sempre più multiculturali) possono integrarsi in modo proficuo e devono essere considerati la vera ricchezza dell’umanità, piuttosto che un mondo sconosciuto che fa paura e da cui difendersi.

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  • giovanni

    ma dove e a che ora?