The coral after tomorrow

The coral after tomorrow

dove: Piazza Scaravilli – Bologna
quando: dalle 18,00 alle 24,00

Studi sulle scogliere coralline del domani
(Francesco Pensa, Valentina Airi e Fiorella Prada, dottorato in Biodiversità ed Evoluzione)

Le scogliere coralline sono l’ecosistema marino con la più alta biodiversità e si stima ospitino circa un terzo di tutte le specie marine conosciute. Le preoccupazioni riguardanti il “global change” (come ad esempio il riscaldamento e l’acidificazione dei mari) e i suoi effetti sullo stato di salute delle scogliere coralline hanno evidenziato il bisogno di costruire ampie banche dati per interpretare i trend ambientali, informare gli enti di gestione e incrementare la consapevolezza naturalistica dei cittadini.
Il Marine Science Group, gruppo di ricerca del Dipartimento di Biologia Evoluzionistica Sperimentale dell’Università di Bologna, da anni si occupa di queste problematiche attraverso collaborazioni tra ricercatori di campi differenti: dalla biologia ed ecologia, alla chimica e fisica.

Il progetto CoralWarm (www.CoralWarm.eu), finanziato dal Consiglio Europeo della Ricerca, partito nel 2010, si propone di studiare gli effetti del riscaldamento globale e dell’acidificazione degli oceani sui coralli del Mar Mediterraneo e del Mar Rosso elaborando un modello matematico in grado di prevedere lo stato di salute di questi organismi nei prossimi 50-100 anni.

I ricercatori si immergeranno dalle coste liguri a quelle del Mar Rosso, per studiare i cambiamenti delle popolazioni di coralli in relazione alle variazioni latitudinali di temperatura e acidità del mare. L’analisi comprenderà osservazioni sul campo combinate con esperimenti in acquario per simulare gli eventuali scenari previsti nel prossimo secolo.

Particolarmente interessante è la realizzazione di esperimenti in ambiente naturale, dove le risposte degli organismi sono più realistiche rispetto a quanto avviene in acquario o in laboratorio. A Panarea sono state trapiantate diverse specie di coralli nei pressi di un cratere vulcanico sommerso caratterizzato da emissioni di CO2 in grado di acidificare l’area circostante a livelli simili a quelli previsti per gli oceani del pianeta tra 50-100 anni; scopo della ricerca è studiare le risposte e le eventuali tolleranze di questi organismi all’acidificazione del mare.

Un metodo complementare per il monitoraggio ambientale è quello di ricorrere all’aiuto di volontari, limitando i costi della ricerca, e monitorando una vasta area in un breve arco di tempo. Nell’ambito del progetto STE – Scuba Tourism for the Environment (www.STEproject.org) i ricercatori chiedono a subacquei e snorkelisti che si immergono nelle acque del Mar Rosso di compilare un’apposita scheda indicando quali organismi hanno avvistato sott’acqua; le quasi 18,000 schede compilate nei primi 4 anni mostrano l’enorme partecipazione del pubblico.

I dati ottenuti, integrati a quelli provenienti da differenti progetti, possono fornire indicazioni alle autorità locali sull’efficacia delle attuali misure di gestione e su come indirizzare i futuri sforzi di conservazione. Inoltre, questo tipo di progetti, denominati di ‘Citizen Science’, migliorano l’educazione ambientale dei volontari sensibilizzandoli ulteriormente alla salvaguardia e gestione delle risorse naturali.

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