Se io fossi ricercatore
Come sono e come sono e fui
Franca Carini, Professore associato, Istituto di Chimica agraria ed ambientale
Desideravo fare l’insegnante di matematica, poi il medico… ma infine approdai a Biologia. Ricordo ancora l’emozione di quando il prof. di istologia ci spiegava la cellula: a me sembrava di volare. E di quando il prof. di genetica ci spiegò che Dio aveva inventato la drosophila per il divertimento dei genetisti. Il moscerino della frutta capite, proprio lui! Io respiravo ossigeno: era come salire in alta montagna.
Feci la tesi in un laboratorio di immunologia. Il lavoro di laboratorio mi appassionava. Poi il caso mi portò all’Agraria di Piacenza. Avevo fatto un corso di radioisotopia e ottenni una borsa di studio su un progetto per studiare l’inquinamento da radioattività. Iniziò qui, un po’ per merito della sorte, il mio viaggio nella ricerca. Cambiai completamente campo di studi: dalla biologia umana passai ai vegetali, alla chimica del suolo, all’inquinamento.
Imparai a destreggiarmi fra le colture in campo, le prove di laboratorio, gli strumenti di misura, l’elaborazione dei dati, le relazioni, le pubblicazioni. E dovetti cominciare da zero anche con lo studio dell’inglese. Non avevo avuto scelta a scuola: solo tedesco. E’ stato un connubio fra lavoro e studio, ma con l’entusiasmo dell’artista che crea la sua opera d’arte: ti ritrovi a lavorare di notte senza avvertire fatica.
E poi la partecipazione a convegni e progetti internazionali: ogni gruppo di lavoro è per me un corso di aggiornamento di alto livello: sperimenti modi di pensare diversi dal tuo, impari a lavorare in un altro modo, porti a casa un cambiamento, impari a dare valore aggiunto a quello che fai.
Fare il ricercatore è tante cose, che non si possono spiegare in poche righe, ma che generano felicità. Ed è proprio un viaggio personale, mai finito.
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