Se io fossi ricercatore
COME SONO E COME FUI
Ettore Capri – Professore associato, Istituto di Chimica agraria e ambientale
Si diventa ricercatore universitario come in tutte le professioni che s’incardinano in un sistema sociale democratico. Si, anche nel nostro sistema, sebbene così spesso non propriamente meritocratico. Si raccoglie la fortuna offerta dalle proprie scelte e dall’ambiente che ti crei intorno, ti sacrifichi, s’incontrano persone che eleggi a modelli di riferimento intellettuale ed operativo, si accetta umilmente il proprio ruolo nella comunità dove si lavora. Per questo io devo molto a Piacenza e all’università cattolica dove ho trovato l’ambiente ideale ed i miei maestri.
E perché è una bella professione?
Questa domanda mi piace di più. Tante motivazioni ma due estremamente rilevanti: è una professione che realizza la persona ed è utile alla società. La conoscenza della realtà e la sua rappresentazione è un divenire che prosegue di pari passo con la crescita intellettuale della persona. E’ per questo che nella ricerca non esiste età ed un bravo ricercatore si sente sempre con leggerezza, giovane. Mantenere viva la curiosità, esplorare, porsi delle domande e verificarle con degli esperimenti costruisce e rafforza la propria persona. La ricerca effettuata per scopi umanitari è poi utile per tutti, è la linfa vitale dello sviluppo umano e della realizzazione del benessere sociale. Ad esempio quella realizzata nella nostra facoltà è la ricerca più completa a cui si possa aspirare perché attraverso la ricerca nel settore agro-alimentare si realizza la rivoluzione agricola ed industriale ed il benessere dell’intera popolazione mondiale.
Ma fatemi essere banale altrimenti mi sento troppo “professore”: è la più bella professione del mondo perché puoi viaggiare in continuazione, conoscere migliaia di persone, vivere insieme ai giovani ed intessere le amicizie irraggiungibili in altre professioni. Famiglia ed università permettendo. Perché mi scordavo di dirvi che oggi la ricerca non si fa mai da soli, bisogna farsi un gruppo di collaboratori e bisogna continuare a scambiarsi informazioni con tutti i colleghi per produrre scoperte innovative e soprattutto originali. Altrimenti i ricercatori continuerebbero a riscoprire “la ruota”.
Questo si che sarebbe banale !!
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