L’insegnante ricercatore
Qualcuno potrebbe chiedersi cosa ci fa un insegnante di Scuola Media Superiore su un blog dedicato alla ricerca… la risposta è che sono un insegnante “normale” e allo stesso tempo “speciale”, che fa della ricerca il suo pane quotidiano al fine di rendere accessibili, a “ragazzi speciali”, anche argomenti di carattere scientifico, dai quali troppo spesso vengono esclusi!
Quando ho intrapreso la professione di insegnante ho compreso, da subito, che tra le fondamentali qualità richieste vi sono una grande capacità di adattamento e la disponibilità al cambiamento, legato al fatto che, al variare dei contesti, si modificano i bisogni… Poi, quando ho deciso di diventare un insegnante specializzato per la riduzione dell’handicap, queste qualità sono diventate quelle di cui non potevo fare a meno, la mia vera guida… davanti a me individui originali di cui riconoscere e valorizzare la diversità…. Ma in che modo? Quello più semplice sarebbe stato di utilizzare i testi preconfezionati per bambini dell’età mentale più idonea… con poca fatica per me, i ragazzi, a scuola, avrebbero potuto trascorrere del tempo, anche se, magari, solo tra una filastrocca e un disegnino accentuando ulteriormente il gap esistente con il resto della classe!!!
Ma la cosa non mi convinceva, significava non trasmettere nulla del proprio essere e, forse, memore di una frase di Pier Paolo Pasolini sull’educazione, ho cercato un’altra via. Mi sono trasformata in un insegnante-ricercatore, cioè in colui che, grazie alla continua ricerca, è in grado di garantire un approccio individualizzato con l’apprendimento di “ogni” allievo, riconoscendone i diversi stili e garantendo a tutti un‘adeguata formazione e, soprattutto, di evitare quelle pratiche educative segreganti, giustificate dalla “diversità” del destinatario o improvvisate, giustificate con il ritenere che l’integrazione sia solo accoglienza e non necessiti di una ben che minima acquisizione di competenze e strumenti.
Così, ora, il mio ruolo di “ricercatore” consiste, per esempio, nel far “vedere” un reazione chimica attraverso un palloncino che si gonfia, svelando la magia della trasformazione di un liquido e di un solido in un gas, e far “provare” il sapore del troppo dolce o del troppo salato bevendo da due bicchieri apparentemente pieni solo di acqua, o usare un foglio di giornale disteso o arrotolato, per spiegare il concetto di densità, o far galleggiare quella pallina di pongo modellata in forma di barchetta che un minuto prima affondava e far comprendere, così, una famosa legge della fisica….. Contenuti non innovativi, certamente, ma “normali” e per questo non comuni per ragazzi con età mentale decisamente inferiore a quella anagrafica…. E la mia continua ricerca sta proprio nel trovare ciò che tra i contenuti normali sia il più adatto per chi ha dei bisogni speciali, e quindi individuare la modalità più corretta, la didattica più efficace, il linguaggio più comprensibile, con la consapevolezza che non c’è mai una soluzione standardizzata che vada bene per tutti: nel mondo della disabilità non sono ammesse omologazioni.
“Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo guardare le cose sempre da angolazioni diverse” (Il Prof. John Keating nell’Attimo fuggente)… e allora: Giacomino, Matilde, Paolo…. tutti con ritardo mentale, ma individui molto diversi tra loro, il cui unico legame è una diagnosi medica….e la loro meravigliosa unicità. Solo ricercando è possibile scovare in loro quello che sanno fare e lavorare su quelle potenzialità.
Ma capiscono? Sanno almeno leggere? Certo, purché si lavori nell’ottica che “ciò che non è adatto può essere adattato”.
Ed è allora per loro che si deve continuare sempre e comunque a fare ricerca, nonostante i momenti di sconforto per le risorse a disposizione sempre troppo poche e sempre meno, quella scientifica perché le malattie genetiche vengano debellate e, nel frattempo, ricerca educativa per evitare che il loro deficit sia motivo di ulteriore isolamento…
Cinzia Serio
Docente Specializzato per la riduzione dell’handicap
IIS Serpieri Bologna
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Tags: Bologna 2011, handicap, scuola



