Intervista a Giancarlo Marconi

Intervista a Giancarlo Marconi

LEZIONI IN PIAZZA

Bologna: Palazzo Poggi – Aula Carducci

ore: 18.00-18.30

Giancarlo Marconi, primo ricercatore presso ISOF CNR – Istituto per la Sintesi Organica e la Fotoreattività a Bologna, curerà una lezione dal titolo “Nuovi farmaci contro la malaria” all’interno del ciclo di microlezioni presso l’aula Carducci di Palazzo Poggi, sede del Rettorato dell’Università di Bologna.
Il ricercatore è da anni impegnato nella ricerca di nuovi composti a basso costo per dare alle popolazioni colpite dalla malaria soluzioni che siano sostenibili a livello economico, valorizzando i saperi e le colture tradizionali.

Nell’ambito della ricerca chimica, che negli ultimi decenni ha avuto un ruolo centrale nello sviluppo dei farmaci che noi tutti usiamo, Giancarlo Marconi si può considerare un ricercatore sui generis. Infatti da una parte egli ha scelto di dedicarsi ad una patologia storica come il morbo della Malaria, che da anni è ai margini delle attività di ricerca e dei finanziamenti, e dall’altra ha saputo unire le proprie competenze e la sua professionalità con la sua passione per la botanica e per la flora selvatica, per indagare la possibilità di ottenere un antimalarico a partire da una pianta rustica che in passato è arrivata in Emilia-Romagna dalla Cina. Intanto, altri ricercatori sono impegnati su queste ricerche con successo, a conferma delle potenzialità della ricerca.

Partiamo dalla pianta, con i suoi colleghi lei è impegnato da anni a perfezionare l’estrazione del principio attivo da una specie poco conosciuta, l’Artemisia Annua.

A partire dagli anni settanta del secolo scorso, alcuni ricercatori cinesi hanno individuato una pianta da cui secoli fa veniva estratto un principio attivo da impiegarsi contro le febbri, l’Artemisia Annua, diffusa anche in Italia. Si tratta di un cultivar che può crescere bene ovunque senza particolari cure, e fiorisce ogni anno verso settembre / ottobre; questa pianta in particolare è presente da diversi anni nella pianura Padana. Il problema è che la quantità di principio attivo – artemisinina – che ne si estrae è molto ridotto (circa il 0,010 % del peso della singola pianta), e in ogni caso l’artemisinina, nelle prove svolte negli anni, ha dimostrato una importante efficacia nel trattamento dei malati, tanto per completezza del trattamento quanto per velocità del processo.

Quello che non si comprende ad oggi e su cui appunto si sta lavorando all’ISOF sono i meccanismi a livello molecolare, le interazioni della molecola con le proteine e il dna, per comprendere le ragioni dell’efficacia della molecola, anche per prevenire delle future resistenze al principio attivo.

In questa attività di ricerca il suo ruolo è quello di chimico?

L’attività è sviluppare simulazioni e modelli per vedere come la molecola può reagire con molecole di trasporto, con il dna, per comprendere l’effetto della molecole con l’organismo. Ho tra l’altro cercato anche di avviare una coltivazione tra le province di Bologna e Ferrara per disporre di una quantità rilevante di piante e principi attivi. Il mio gruppo ha cercato di appoggiarsi ad altri gruppi di ricerca per provvedere all’estrazione, ma i costi delle attività non hanno permesso di proseguire su questa

Anche alla luce delle difficoltà incontrate, come è possibile fare ricerca su questa patologia che attrae relativamente pochi finanziamenti minori rispetto ad altre.

Grazie all’attenzione ottenuta diffondendo i risultati della nostra ricerca, tramite interviste e presentazioni, siamo riusciti in passato ad ottenere alcuni finanziamenti, proprio recentemente abbiamo registrato un importante successo, potendo acquisire un microscopio a fluorescenza con focale risolta nel tempo, che ora è possibile impiegare in sperimentazione, e che in futuro ci permetterà di seguire in diretta la lotta tra il parassita plasmodium ed il principio attivo. Si tratta di un importante dotazione per comprendere l’interazione tra il parassita e l’organismo.

Data la natura multidisciplinare del progetto, quali sono state le difficoltà ed i successi principali?

Il progetto sin dall’inizio è stato accolto positivamente dai colleghi, ma dato il carattere storico del parassita, che da millenni affligge l’umanità e la sua capacità evolutiva, può rendere frustante l’attività di ricerca e non sempre è facile comunicare i risultati

Ad oggi cerchiamo di sviluppare partnership con gruppi di ricerca presso gli atenei di Modena e Milano per ampliare le nostre conoscenze di natura prettamente chimica, con figure in grado di prendere in carico le colture cellulari infette su cui noi poi opereremo con l’artimisina ed altri farmaci di base organica. Oltre all’artemisina cerchiamo di valutare l’impiego di altri principi attivi di derivazione organica che possono risultare di interesse per ragioni di ordine pratico ed economico.

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