I segreti del Sahara

I segreti del Sahara

LEZIONI IN PIAZZA

Modena: Piazza XX Settembre

ore: 19.00-22.00

Il grande Deserto nasconde millenni di storia umana sotto i granelli di sabbia e le rocce che ne delineano il profilo di oggi. Nelle montagne del Sahara centrale i siti insediati, ripari sotto roccia o grotte, hanno pareti istoriate con disegni e graffiti che raccontano di elefanti e giraffe, grandi mandrie di bovini e scene di vita quotidiana di raccoglitori e pastori. Basta scavare pochi centimetri e i depositi accumulati dagli abitanti di queste aree restituiscono accumuli impressionanti di piante, soprattutto quelle raccolte negli ultimi novemila anni per nutrirsi, o per intrecciare cestini e stuoie, o costruire le capanne. Chi studia questa botanica dei siti archeologici – detta, appunto, ‘Archeobotanica’ – è in grado di ricostruire gli ambienti, e di far conoscere quale vegetazione e clima esistevano nel passato, e quali usi delle piante i nostri progenitori conoscevano.

Proprio nell’estate del 2010, il grande studioso Fabrizio Mori, che per primo scoprì i tesori del Tadrart Acacus, un massiccio montuoso nel sud-ovest della Libia, se n’è andato dopo una vita dedicata a cercare di capire le civiltà che per millenni occuparono queste montagne. Le sue esplorazioni iniziarono a dorso di dromedario nei primi anni ‘50, eppure sin dai primi decenni, con straordinario intuito, Mori capì che non è possibile afferrare l’anima di una civiltà senza conoscerne a fondo l’ambiente, con le risorse e i limiti che esso offre, quell’ambiente che dà i colori, le temperature, gli odori di una cultura che si adatta, trasforma, e si modella modellando l’ambiente nel quale si sviluppa.

Il Sahara non è sempre stato un deserto, e le sue montagne ancor di più sono state rifugio per piante, animali e uomini durante le vicende climatiche che si sono succedute almeno negli ultimi dodicimila anni. Piante dalle aree più settentrionali e meridionali, dal Mediterraneo al Sahel, convergevano sugli altopiani a latitudine intermedia. Erano il paesaggio sul quale si impiantarono una miriade di luoghi abitati, con fiumi ricchi di pesci, tartarughe, coccodrilli e ippopotami, e savane con antilopi e scimmie. Per conoscere tutto questo, Mori ha fondato la Missione Archeologica Italo-Libica nell’Acacus e Messak, ancor oggi diretta dalla Sapienza Università di Roma.

Scavare sotto il sole e lontano dall’acqua, vivendo in tenda e con poca della nostra tecnologia quotidiana, è un’avventura, soprattutto per noi uomini degli anni duemila, lontani ormai dalla vita dura che i nostri antenati erano abituati ad affrontare. Eppure lo stupore prende il sopravvento sul disagio ogni volta che dalla sabbia e tra la cenere dei focolari vengono alla luce accumuli di cereali selvatici oggi completamente estinti dall’area. Pare di vedere le donne con i cestini alla raccolta, e gli uomini di ritorno dalla caccia. Un’esperienza che mette alla prova la passione del ricercatore e nello stesso tempo lo lega, indissolubilmente, all’attrazione e al mistero del deserto.

A cura di: Dott. Anna Maria Mercuri. Dipartimento di Biologia.

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