Come funziona l’ecosistema DT Coin e come viene garantita la moneta DT Coin dai Big Data? In un’epoca sempre più fluida ed interconnessa come quella attuale, la tecnologia digitale è indubbiamente diventata la più grande fonte di informazioni, il nuovo oro nero dei governi di tutto il mondo. Possedere informazioni su cittadini ed aziende significa inevitabilmente averne il controllo, motivo per cui i dati vengono considerati il vero petrolio su cui dover contare per conoscere legami, creare previsioni, anticipare reazioni. Per ogni ente di controllo la priorità odierna sono dunque i Big Data, tutte quelle tecnologie cioè in grado di raccogliere ed analizzare immense quantità di dati che, una volta estrapolati e scomposti sono in grado di raccontare molteplici storie su milioni di utenti.

 

Ma quali sono queste tecnologie che alimentano i databases dei governi? Le tecnologie digitali ovviamente che, per definizione, sono mezzi di conoscenza bilaterale: riceviamo informazioni, cedendo le nostre. Ciò significa che ogni qualvolta utilizziamo il nostro smartphone per fare una ricerca ad esempio, otteniamo un’informazione cedendone però moltissime altre. O ancora, consultando un articolo di giornale in rete, riceviamo conoscenza ma in egual modo stiamo comunicando i nostri interessi, la nostra zona di connessione e molti altri dati ancora. Questo non fa altro che “arricchire” il mondo e in un modo del tutto consapevole ed inevitabile: in sostanza sappiamo che il prezzo da pagare per ottenere un’informazione attraverso il “digitale”, corrisponderà all’approvvigionamento di un mercato composto dall’acquisto e dalla vendita di dati personali.

 

Il mercato dei dati è in continuo aumento, basti pensare che nel 2017 sono stati registrati 35 miliardi di dollari di investimento nell’asset dei Big Data mentre nel 2011 erano appena 7.6. Le previsioni dicono che nel 2027 si arriverà ad un investimento pari a 103 miliardi. Cifre da capogiro per una crescita sempre più esponenziale resa possibile proprio dai devices tecnologici, in particolare dagli smartphone che sono passati dai 472 milioni del 2011 al miliardo e mezzo del 2017. L’accoppiata smartphone-accesso al web ha trasformato irrimediabilmente il mondo dei dati, rendendolo il frutto più appetibile da parte delle istituzioni ma anche, guardando un pò più in basso, di milioni di aziende.

 

Se pensiamo infatti a tutte le volte in cui utilizziamo Facebook, Youtube, Instagram, Twitter, i siti di recensioni come Yelp o Tripadvisor, ci possiamo facilmente rendere conto di quanti trasferimenti di informazioni compiamo quotidianamente. Tutti i dati che vengono raccolti sono unici ed importanti poiché mostrano i nostri interessi, i nostri desideri, i nostri comportamenti che, opportunamente analizzati da società preposte, sono in grado di disegnare previsioni e risultati consentendo a chi li possiede di decidere cosa accadrà domani. Non è dunque un caso che il settore più interessato all’analisi dei dati sia proprio quello bancario: conoscere la disponibilità economica di un utente (ad esempio tracciando acquisti e quant’altro), la professione, le abitudini, permette di anticipare le esigenze e ridurre i rischi di solvibilità. Il rischio finanziario di una persona oggi, viene valutato in base alla sua personalità ed abitudini proprio grazie ai Big Data.

 

Fatta questa debita premessa, arriviamo al fulcro del nostro articolo che può essere riassunto con una semplice domanda: la cessione dei nostri dati personali vale il prezzo del biglietto? Per dirla più chiaramente: l’informazione o l’appagamento che riceviamo interagendo con le tecnologie digitali, vale davvero la perdita dei dati che si patiscono per ciascuna di quelle azioni? Se la risposta è no, abbiamo una soluzione: essere pagati per ogni dato ceduto.

Il mondo DT COIN

Appena un anno e mezzo fa, l’economista e consulente Daniele Marinelli, esperto di tecnologia e blockchain, ha immesso sul mercato una nuova valuta virtuale, il DT Coin. Cosa c’entra questo con il mercato dei Big Data e con la nostra ricompensa? Tutto. Il DT Coin è infatti una moneta che basa la sua intera esistenza sul mercato dei Big Data; può essere paragonato ad un grande contenitore che cresce ogni secondo sulla base dei dati che accumula al suo interno. Nel momento in cui un utente condivide un dato con DT Coin, esso cresce aumentando quindi il suo valore nel mercato. Bene, compreso questo possiamo passare al secondo step, quello della ricompensa.

Chi sceglie di entrare nel mondo DT Coin entra a far parte di una grande community all’interno della quale è possibile compiere diverse azioni, dagli acquisti online all’iscrizione ai social network e ciascuna di queste azioni verrà retribuita economicamente con la valuta digitale (spendibile nei negozi e soprattutto scambiabile con monete tradizionali come l’euro). In breve: per ogni informazione e quindi dato che cedo a DT Coin viene stabilito un valore economico che ricevo e allo stesso tempo, quella stessa informazione servirà a far crescere il valore della moneta stessa, facendo crescere conseguentemente il mio portafoglio.

 

Immaginiamo il DT Coin come una piantina da camera: quotidianamente la innaffiamo consumando dell’acqua (le informazioni che perdiamo), la piantina cresce (DT Coin) e rilascerà molto più ossigeno garantendoci una migliore respirazione (la nostra ricompensa). Vale la pena o no?

 

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